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Origini dell'armamento ed equipaggiamento dei Bersaglieri
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Quando Alessandro LA MARMORA ideò per l’esercito piemontese il Corpo dei "Bersaglieri", che doveva poi diventare popolarissimo in tutto il mondo ed essere considerato come l’espressione tipica del soldato italiano, esistevano in altri eserciti europei specialità analoghe; ma a dire dello stesso LA MARMORA, queste truppe "essendo frammischiate colla fanteria leggiera per sostenersi reciprocamente", in realtà si danneggiavano vicendevolmente "avendo modo di combattere affatto opposto". La specialità da lui proposta, invece, doveva essere in grado di operare con spiccata autonomia e, quindi, doveva comprendere uomini particolarmente addestrati al tiro e pronti ad agire, pressoché isolati, per aprire il fuoco a adeguata portata e concentrarlo su un punto dello schieramento nemico col preciso intento di "sorprendere, disturbare e sconvolgere i piani nemici" (fig. n.1 e n. 2).
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| Fig. 1 |
Fig. 2 |
Definiti così i compiti tattici di questo nuovo corpo di fanteria, il LA MARMORA si dedicò a studiare gli altri dettagli (scelta degli uomini, ordinamento, addestramento ....) e particolare attenzione pose alla realizzazione di un equipaggiamento ed armamento adeguati e funzionali. L’arma con cui intendeva equipaggiare il suo Bersagliere doveva evitare quegli inconvenienti che aveva riscontrato nella carabina scanalata impiegata, allora, dalle fanterie leggere. Questa, infatti, oltre alla scarsa celerità di tiro, dovuta alla lentezza del caricamento, era dotata di una baionetta troppo corta e ciò avrebbe potuto rendere il soldato restio ad affrontare il combattimento ravvicinato all’arma bianca. |
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Testi ed immagini a cura di ( Umberto Calamida)
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Ultima modifica
: 19/11/2003 21.39.53 |
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