La Demografia rappresenta un fattore geopolitico di estrema importanza. In passato G. Bodiveniva sottovalutata poiché si privilegiava la forza militare. Quest’ultima è maggiormente correlata alla tecnologia ed all’economia. La demografia influisce sull’economia e sulla coesione sociale;([1]) nel lungo periodo sulla potenza di uno Stato. Per un’adeguata valutazione degli impatti non va soltanto considerata l’entità della popolazione ma anche elementi quali l’omogeneità, la piramide della popolazione (classi anagrafiche), la rapidità dei tassi di incremento demografico, i livelli professionali e culturali, l’urbanizzazione, i flussi migratori e la rilevanza politica e sociale delle diaspore.

Se le migrazioni del XIX e XX secolo si sono rivolte verso le Americhe e l’Australia, le contemporanee seguono la direttrice sud-nord. La già rilevante presenza di immigrati nei Paesi sta incrementandosi con percentuali che sempre di più incidono all’interno degli Stati, andando ad acuire gli squilibri demografici ed economici. Tale aspetto si rileva, prevalentemente, in Europa dove giungono migranti dall’Africa. Se l’Africa è diffusamente povera e con elevati tassi di natalità (5,3 figli per donna nell’Africa subsahariana), l’Europa è ricca e con tassi di natalità prossimi allo zero, quando non negativi. Vi è il timore dello scoppio della “bomba demografica” che potrebbe condurre ad una islamizzazione dell’Europa. Taluni islamici la denominano “la vendetta della culla” derivante da una diminuzione della natalità posta in correlazione all’aumentare del benessere.

Gli Stati Uniti, invece, hanno una progressiva ispanizzazione per le migrazioni provenienti dal Messico e dai Paesi del Sud America.

 La rilevanza geopolitica della demografia si è incrementata con il rapido mutamento degli equilibri nella composizione della popolazione all’interno degli Stati. Un veloce cambiamento negli assetti sociali produce delle resistenze da parte delle strutture sociali ed economiche. Motivazioni psicologiche e culturali generano ostacoli alla metabolizzazione dei cambiamenti susseguenti alle migrazioni.

Le popolazioni giovani sono, tendenzialmente, più aggressive di quelle anziane; talune teorie riconducono la conflittualità latente delle popolazioni alla redistribuzione per classi di età.

Un aspetto, che si cita solo di sfuggita, è l’influenza della demografia sul terrorismo, in particolare quello transnazionale, poiché:

  1. a) la crescita incontrollata della popolazione in alcuni Paesi ostacola gli sforzi per elevare gli standard di vita;

  2. b) oltre la metà della popolazione ha un’età tra i 16 ed i 40 anni; in questo range anagrafico sono maggiori le possibilità di attecchimento di ideologie estremistiche;

  3. c) l’incapacità di migliorare le condizioni sociali ed economiche funge da volano per l’attrazione, l’arruolamento ed il proselitismo in frange estremiste. Sulle masse il combinato di religione e povertà è una miscela esplosiva che può produrre terrorismo.

La demografia è un fattore sul quale la politica ha una scarsa influenza. I successi delle politiche demografiche si riscontrano, laddove raggiunti, solo nel lungo termine. Maggiormente efficaci sono le politiche tese ad incidere sulla forza lavoro quali compatibilità tra maternità ed occupazione, produzioni non labour-saving, allungamento dell’età pensionabile, regolamentazione dei flussi migratori in base alle necessità qualitative e quantitative in economia.

 Gli incrementi demografici dai primi anni del XIX secolo sono stati enormi; la popolazione è aumentata di oltre sette volte, passando da meno di un miliardo a poco più di sette. Il baricentro dell’incremento demografico si è spostato dai Paesi sviluppati a quelli meno sviluppati. Ne deriva che in un prossimo futuro gli Stati sviluppati necessiteranno di manodopera, causa l’invecchiamento della popolazione; l’immigrazione sarà considerata, con ogni probabilità, una risorsa e non un pericolo per la stabilità sociale ed economica.([2]) Non ultimo l’invecchiamento della popolazione porta ad un incremento delle spese in campo sanitario, le quali possono portare a riduzioni dei fondi a disposizione della politica estera e della sicurezza. A sua volta, un invecchiamento delle classi lavoratrici conduce ad un maggior assenteismo per malattia e ad una minore produttività a causa dell’età anagrafica avanzata (resistenze alle innovazioni, minori capacità di adattamento e minore reattività sul lavoro). Le cause dell’invecchiamento delle popolazioni in Occidente sono correlate all’incremento dell’età media della vita (miglioramento delle prestazioni in campo sanitario per diagnosi, cure ed altro) e diminuzione (a tratti crollo) del tasso di natalità (meno figli ed in età sempre più tarda per motivi personali, lavorativi, economici ed altro). Le politiche di sostegno alle famiglie, tese a dare impulso alle nascite, possono produrre effetti solo nel lungo periodo.

La forbice tra economia e demografia condurrà ad una pressione verso l’Europa delle popolazioni africane, anche per fattori di instabilità politica locale che ostacolano la diffusione delle libertà civili e lo sviluppo economico.

La politica, contrariamente a quanto detto per la demografia, può incidere sull’immigrazione sia per regolare i flussi th_flussi migratori(sotto il profilo quantitativo e qualitativo), sia per stimolare le integrazioni (sociale, culturale, economica). La politica può favorire politiche labour-saving sia delocalizzando in aree dove vi sono esuberi di manodopera, sia robotizzando alcune produzioni. Ciò avrebbe un duplice scopo: promuovere lo sviluppo in loco nelle aree con eccesso di disoccupazione e contenere la pressione migratoria. Si incontrano notevoli difficoltà laddove si tenta di rendere compatibili la cultura etico-politica europea, legata al concetto westfaliano di Stato-Nazione, con culture, etnie e religioni molto diverse. Se negli USA l’ideologia nazionale concepisce l’immigrazione come elemento costitutivo della nazione, l’Europa la considera un fattore aggiuntivo e temporaneo a meno che gli immigrati non si assimilino e si integrino, lasciando da parte la loro identità, adottando principi e valori estranei alla loro cultura. Negli USA il “melting pot” ha funzionato e continua a funzionare; in Europa vi sono diverse criticità che potrebbero condurre a violenze, terrorismo, xenofobia. In Europa ed in Russia è diffusa la sensazione che gli immigrati islamici siano una quinta colonna che lavora in favore dell’Islam (o, peggio, elementi di cellule più o meno terroristiche).

Tra i migranti (da qualsiasi area provengano) si inseriscono elementi appartenenti a cellule terroristiche e ad associazioni criminali transnazionali. In particolare soggetti legati alle associazioni criminali transnazionali si legano alla criminalità locale nazionale. In Italia i migranti si sono ben introdotti nel mercato della criminalità, realizzando una “divisione” del mercato criminale estremamente efficiente. I contrasti sorgono laddove le organizzazioni criminali straniere tentano di appropriarsi di spazi di mercato non concordati con la criminalità nazionale dominante sul territorio.

 La storia insegna che la demografia determina le sorti della civiltà. A seguire viene l’economia. La guerra costituisce un fenomeno sovrastrutturale che genera aggiustamenti contingenti ma non modifica le tendenze generali derivanti dalle prime due.

 Giuseppe BODI

Bibliografia

  1. Cucuzza, M. Fortifiocca, C. Jean, Terrorismo: impatti economici e politiche di prevenzione, Franco Angeli

  2. Jean, Geopolitica del mondo contemporaneo, Laterza

[1]           Le popolazioni dove la maggioranza è costituita da giovani hanno maggiore creatività; quelle a prevalenza di anziani sono più conservatrici ed egoiste. Vi è una tendenza, in queste ultime, a produrre conflitti generazionali ed a creare debiti che saranno pagati dalle generazioni future, pur in presenza di un invecchiamento della popolazione ed una flessione del tasso di natalità.

[2]           Le attuali stime indicano che i Paesi che avranno un maggior incremento demografico, quindi un maggior peso relativo in termini geopolitici, sono: India, Pakistan, Nigeria, Congo, Bangladesh, Uganda, USA, Etiopia ed Indonesia. Dovrebbe notevolmente decrementare la popolazione in Russia ed in Giappone.