(di C. Tomassini)

Era maggio e mi trovavo  sulla sinistra del medio Isonzo, poco più a nord di C.TomassiniGorizia, sulla selletta che congiunge il Monte Vodice al Monte Santo, nota come “quota 503” (Slovenia). Quasi cento anni fa, nel maggio 1917, quel luogo, ora così rilassante per occhi abituati allo stress della vita cittadina, era stato teatro di furibondi combattimenti. Era la “Decima Battaglia dell’Isonzo”.

Da poco conquistata la cima del Vodice, si tentava ora l’avanzata verso il Monte Santo. La conquista della selletta fra i due monti era stata affidata alla I Brigata Bersaglieri (reggimenti 6° e 12°), che si era distinta pochi mesi prima nella conquista del Monte Pecinka, forte baluardo austriaco. Lo scenario della natura, su quei pendii, si presentava molto bello e suggestivo. Il verde della vegetazione, i profumi e soprattutto il silenzio assoluto erano tanto avvolgenti che faticavo a immaginare tale silenzio rotto da echi di battaglie e da cannoneggiamenti assordanti, i profumi coperti dall’odore acre di sangue e di fuoco d’artiglieria, il verde interrotto dalle buche prodotte dalle granate e ricoperto di materiali e di feriti.

Era la prima volta, nei miei tanti viaggi sulle trincee dell’Isonzo, che avvertivo questo distacco psicologico ed emotivo dai fatti d’arme accaduti sul posto. La guida che mi accompagnava mi forniva, mentre procedevamo nel cammino, notizie e spiegazioni, mostrandomi le direttrici di attacco dei bersaglieri, il luogo dell’attendamento del Comando, il monte th_7prospiciente dal quale gli Italiani bombardavano le postazioni austriache (monte Sabotino), le rocce dietro alle quali i bersaglieri si riparavano alla meglio dalle scariche di mitragliatrici (poi chiamate “le roccette dei bersaglieri”). Mi fece addirittura notare una zona piena di ortica, spiegandomi che dove cresce l’ortica ci sono residui organici, e che quindi quell’area coincideva con una zona ben circoscritta di un ammassamento di truppe (in questo caso di bersaglieri, appunto) che lì vivevano, dormivano, consumavano il rancio, in attesa dell’ assalto. Ascoltavo attenta, cercando di imprimere più nell’anima che nella memoria quelle immagini, quei pendii e perfino quei pochi resti, confusi fra la vegetazione, di schegge o di gavette che testimoniavano la presenza dei fanti piumati nei luoghi che la guida mi additava.

Eppure il mio cuore restava estraneo a una vera compenetrazione. La sensazione che provavo era come di leggere una di quelle “cartine mute” che servivano a scuola per testare se si sapevano collocare con la matita nomi e fiumi nel posto giusto. In quella “cartina muta” che avevo davanti agli occhi, sapevo “dove mettere” uomini in uniforme e bandierine indicanti i comandi, ma la scena restava muta e immobile come quella  della cartina sulla parete di un’aula, senza vita.

Tornata a casa iniziai a leggere attentamente tutta la documentazione originale relativa a quei giorni di guerra: diari di reggimenti, di brigata, di divisione, interrogatori di prigionieri, carteggi vari, schizzi di postazioni, fonogrammi, ordini scritti e recapitati a mano. La “cartina muta” prendeva vita, e un via vai di bersaglieri cominciò a muoversi su quei verdi pendii impressi nella mia memoria.

Erano stati mandati lì alle dipendenze della 53^ divisione, detta la divisione di ferro per il vigore ferreo dell’uomo che la comandava, il Gen. Maurizio Ferrante GONZAGA (due volte in quattro mesi insignito di MOVM), il quale volle ai suoi ordini, per quella difficile azione, i Bersaglieri del Pecinka, come erano ormai chiamati i bersaglieri dei reggimenti  6° e  12°.

Più precisamente, vennero impiegati in prima linea i battaglioni VI e XIII del 6° e i battaglioni XXIII e XXXVI del 12°, che avvicendandosi th_0attaccarono incessantemente quota 503 per tutta la seconda metà del mese di maggio 1917. Il Comandante di tutto il settore è il Col. Ambrogio AGNESI (comandante anche del 6°), alle dirette dipendenze del Gen. GONZAGA. L’attacco alla selletta di quota 503 è quasi una missione suicida: i bersaglieri devono avanzare sull’obbiettivo a mo’ di un cuneo che a mano a mano che si infiltra perde inevitabilmente la protezione alle spalle, perché il Vodice è possesso italiano solo nella sua cima (q.652), ma non nei costoni che scendono verso la selletta. In particolar modo il costone sud est è disseminato di caverne austriache dove sono nascosti nidi di mitragliatrici che insieme ai tiri di fucileria prendono d’infilata il fianco sinistro dei bersaglieri. L’avanzata è inoltre devastata da un fuoco di sbarramento quasi ininterrotto. Infine il concorso di unità che avrebbero dovuto attaccare simultaneamene la quota contigua (q.611) viene meno. Partono le prime ondate. I bersaglieri sono completamente isolati e per evitare l’annientamento completo dei battaglioni il Col. Ambrogio AGNESI è costretto a far ritirare i suoi uomini. Ma la sosta e la riorganizzazione durano poche ore e i rincalzi sono pronti per un nuovo attacco. Nel frattempo tiri di artiglieria di ogni calibro battono le posizioni raggiunte e le linee di partenza. Le nuove ondate sono fatte precedere da un reparto di bersaglieri arditi che però in pochi minuti verranno completamente annientati da mitragliatrici e bombe a mano. In questo tragico frangente, poco prima dello slancio del XIII btg, il suo comandante, Cap. BALDACCONI, impugna un Tricolore e percorre tutta la linea delle sue compagnie rincuorando i suoi Ufficiali e tutti i suoi uomini con parole di fede ed entusiasmo sulla vittoria della Bandiera. Poi parte alla testa del XIII, seguito dall’ondata del VI, sotto un violento fuoco nemico. Colpito prima ad una gamba e poi al petto, egli si accascia, sostenuto dal Cap. CROCCHI, il quale, assumendo il comando del battaglione, afferra il Tricolore e incita i bersaglieri a proseguire verso la quota assegnata. Ma anche Crocchi viene colpito e muore sul campo, invano soccorso dal suo aiutante maggiore Sottotenente PICCONE, che a sua volta cade ucciso con la Bandiera in mano. I bersaglieri, vedendo il Tricolore avanzare nella mischia di mano in mano, sono irrefrenabili. Procedono senza tenere in considerazione il pericolo e senza contare i caduti.

Il Comandante della divisione di ferro è ammirato dal coraggio dei “Bersaglieri del Pecinka”. Tuttavia, nonostante il terreno conquistato, la quota 503 è ancora in possesso del nemico.

Il giorno 25 maggio all’alba inizia un terribile bombardamento di distruzione, seguito da lancio di gas asfissianti. Tutti indossano le maschere. Sotto quell’inferno di artiglieria arriva in prima linea il Comandante della Brigata in persona, il Gen. MONTANARI, che assume il comando diretto del settore avanzato. Per due giorni si susseguono attacchi continui. I bersaglieri sono duramente provati ma non retrocedono di un passo dalle posizioni guadagnate.

Guardo le foto scattate durante l’escursione, ripercorro con la mente quei  luoghi, e adesso sì, riesco a percepire come si presentavano allora… th_caverna gonzaga vodice 592Rivedo la caverna sede del comando tattico della 53^ divisione, dove ero entrata con l’ausilio di una torcia, fra le ragnatele, e ripensando a quegli istanti di solitudine mi sembra ora di sentire tuonare nella caverna la voce di Gonzaga mentre ordina al maestro della banda divisionale di suonare la “marcia tradizionale dei figli di La Marmora “, come leggo nei documenti. Il povero maresciallo non aveva con sé quello spartito e provò a dirlo al Gen. Gonzaga, ma egli non volle sentire ragioni: i bersaglieri meritavano di venire incoraggiati dal loro inno! Il maestro scrisse allora le note ricordando a orecchio la melodia (si trattava certamente o della Marcia d’ordinanza o di Flik Flok ) e non appena la musica cominciò a risuonare  “si videro gli svelti bersaglieri slanciarsi in avanti come spinti da una possente molla” (parole del maestro stesso).

Dopo più avvicendamenti alternatisi in una serie reiterata di attacchi, il 28 maggio un gruppo di bersaglieri arditi si apre un varco nel filo spinato e ingaggia una lotta corpo a corpo con i difensori della trincea nemica. L’unico superstite degli arditi è il bersagliere LUCIANI. Le compagnie che seguono penetrano nella trincea, catturano circa 60 prigionieri e recuperano due mitragliatrici Fiat evidentemente sottratte dagli austriaci a reparti italiani. Proseguendo in profondità, i bersaglieri si imbattono all’improvviso in un gruppo di prigionieri italiani che stava per essere avviato nelle retrovie austriache: sono arditi del battaglione alpini Monte Cervino, che avevano tentato di forzare il blocco prima dei bersaglieri. Alcuni di essi, stupiti dell’insperata irruzione, baciano commossi le mani dei liberatori e dichiareranno al Comando di divisione di essere stati salvati da “dei bravi bersaglieri”.

 In otto giorni l’ammontare delle perdite è di quasi 2000 uomini fra morti, dispersi e feriti gravi. La selletta di quota 503 verrà presa solo ad agosto, nel corso dell’ Undicesima Battaglia dell’Isonzo. Il sacrificio dei fanti piumati non fu tuttavia vano. La loro tenacia fu determinante non solo per l’acquisizione delle nuove posizioni  ma soprattutto per gli effetti che la forza trascinante di quella Brigata lasciò nei reparti che dettero il cambio ai “bravi bersaglieri”.

 Il Col. Ambrogio Agnesi, comandante del 6° Bers., scrive queste parole al momento del cambio dato dalla Brigata Friuli: “La saldezza dei nostri, LOGORI MA INDOMITI, nonostante le continue perdite e la difficoltà di sottrarsi al micidiale effetto del fuoco, rese vani i violenti sforzi del nemico di riprendere il perduto.”

La battaglia fu caratterizzata non solo dal coraggio corale dei reparti impiegati ma anche dai numerosissimi singoli atti di eroismo e di senso del dovere, come testimoniano le copiose Medaglie al Valor Militare individuali concesse nell’ambito di un’ azione concentrata in pochissimi giorni.

 Gen. MONTANARI Umberto, comandante della I Brigata Bersaglieri, MAVM

 6° REGGIMENTO BERSAGLIERI:

Col. AGNESI Ambrogio, comandante del Reggimento, MAVM

Magg. RUSSO Tommaso, MAVM

Cap. BALDACCONI Ottorino, MAVM

Cap.CROCCHI Gualtiero, MAVM

Ten. MARZIANI Pietro, MAVM

S.Ten. GOGOLI Alfredo, MAVM

S.Ten. LEZZA Nicola, MAVM

S.Ten. PICCONE Mario, Aiutante maggiore in 2^, MAVM

S.Ten. SARTI Mario, MAVM

 Aspirante Ufficiale MINARDI Nicola, MAVM

Serg. Magg. AMATI Emilio, MBVM

12° REGGIMENTO BERSAGLIERI:

 Cap. ANTIGNANO Giuseppe, MAVM

 Ten. CARFAGNA Arnaldo MAVM

Ten. FENINI Giuseppe MAVM

Ten. PAITA Lino MBVM

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( dott.ssa r. s. Cristina Tomassini)

A seguire, M. Vodice con la selletta di q. 503 – strada militare che adduce alla selletta – iscrizione dell’epoca situata sopra la caverna del Comando 53^ Divisione  – schizzo dell’epoca con le relative postazioni – schieramento prima dell’attacco del 6° Bers.

vodice verso la selletta di q503

th_strada militare verso selletta q.503

iscrizione dell'epoca sopra la caverna del comando della 53^ divisione

th_schizzo delle postazioni

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