2a parte: “Il Corpo Italiano di Liberazione” (di Vero Fazio)

Con la conquista di Monte Marrone, avvenuta il 31 marzo del 1944, si concluse con un th_Vero-in-montagna1significativo successo la vita operativa del 1° Raggruppamento Motorizzato e prese corpo negli alleati la convinzione di quanto sarebbe stato utile il contributo fornito dal rinato Esercito italiano per la liberazione della Penisola. Da questa presa di coscienza derivò la decisione degli anglo-americani di accogliere le richieste sempre più stringenti del Comando Supremo italiano, che militavano per l’aumento dell’entità delle forze italiane da impiegare nella lotta contro i tedeschi.

I sacrifici compiuti dal 1° Raggruppamento erano stati enormi, e questo in termini di perdite umane (alla fine del ciclo operativo si contavano tra le fila degli italiani ben 93 morti e 315 feriti e 175 dispersi) e di travaglio morale, psicologico e spirituale, derivante dalla costatazione di essere una sparuta minoranza dotata di mezzi scarsi ed obsoleti, nonché dalla consapevolezza di non godere ancora della fiducia e della vicinanza affettiva della popolazione italiana.

Tale situazione, ben nota agli alleati, favorì in questi ultimi la crescita di un sentimento di fiducia edi apprezzamento nei confronti di quei soldati che sino a poco prima erano stati dei nemici, ma che ora si erano battuti con coraggio ed abnegazione per uno scopo comune. Il credito acquisito dai cobelligeranti italiani fu tale che, a partire dal 18 aprile 1944, venne autorizzata la costituzione del Corpo Italiano di Liberazione, come derivazione del 1° Raggruppamento, con una forza inizialmente non superiore a 14.000 uomini, ma che nel giugno successivo fu portata a 25.000 uomini, ordinati in una Grande Unità complessa, con la configurazione di un Corpo d’Armata, anche se di questo livello ordinativo non fu autorizzata ad assumerne il nome.

Questa nuova unità, ancora al comando del generale Umberto Utili, si fondava sul seguente organico:

  • Divisione paracadutisti “Nembo”, appena giunta dalla Sardegna, su due reggimenti paracadutisti (183° e 184°), il 184° reggimento di artiglieria, il CLXXXIV battaglione guastatori, 184a compagnia motociclisti, 184a compagnia mortai, 184a compagnia artieri, 184a compagnia collegamenti e unità dei servizi;

  • I Brigata, su:

. 4° reggimento bersaglieri, sui battaglioni XXIX e XXXIII;

. 3° reggimento alpini su due battaglioni (Piemonte e M. Granero);

. CLXXXV reparto arditi “Nembo”;

. IV Gruppo artiglieria someggiato;

  • II Brigata, su:

. 68° reggimento fanteria su due battaglioni;

. reggimento di fanteria di marina “San Marco” sui battaglioni “Bafile” e “Grado”;

. IX reparto d’assalto;

. V Gruppo artiglieria someggiato;

  • 11° reggimento di artiglieria;

  • LI battaglione misto genio;

  • Unità servizi.

La Grande Unità risultava fortemente condizionata dalle gravi lacune che erano state proprie del Raggruppamento, quali la scarsità di artiglierie, la deficienza di automezzi, l’assenza assoluta di unità corazzate e la dotazione di armamento e di equipaggiamento in buona parte superati.

La stessa venne inquadrata nel X Corpo d’Armata (C.d’A.) britannico e svolse inizialmente compiti difensivi, in vista dell’offensiva alleata prevista per la primavera-estate 1944, che si riprometteva di espugnare la linea Gustav e risalire la Penisola.

 

La prima fase dello sfondamento della linea difensiva tedesca si ebbe con il superamento della zona delle Mainarde e di Monte Mare e l’attacco delle forze germaniche attestate sulla linea del Fiume Sangro. Ultimato il superamento di detto dispositivo difensivo, cui partecipò l’intero C.I.L. duramente impegnato su un terreno particolarmente impervio, il 1° giugno, concluso questo primo ciclo operativo, l’unità cambiò dipendenza gerarchica e zona di impiego e venne inquadrato nel V C.d’A. britannico che operava lungo la fascia adriatica. Sfumava così il sogno lungamente accarezzato da tutti i militari italiani di poter partecipare alla liberazione di Roma e di avere l’opportunità di entrare per primi nella Capitale.

Nel nuovo inquadramento, la grande unità italiana venne schierata con le sue forze su una Schieramento del C.I.L.fronte di circa 30 km, che partendo dalle pendici nord-est del massiccio della Maiella raggiungeva l’abitato di Lanciano, con la D. “Nembo” a destra, la II Brigata a sinistra e la I Brigata in riserva. Il giorno 9 giugno venne sferrato l’attacco e la II Brigata occupò Guardiagrele mentre i paracadutisti della D. “Nembo” conquistavano la città di Chieti; il successivo giorno 15 i bersaglieri e gli alpini della I Brigata, dopo aver occupato la città de L’Aquila (le cronache cittadine narrano che i primi militari a raggiungere il capoluogo abruzzese furono un ufficiale irlandese ed un bersagliere italiano che vi giunsero in motocicletta il giorno 13), scavalcavano la II Brigata passata in riserva, superavano il F. Pescara ed occupavano la città di Teramo.

Si concluse così il secondo ciclo operativo del C.I.L. che portò alla liberazione dell’intero Abruzzo e venne impostata la fase successiva che vide, il giorno 17 giugno, un nuovo cambio di dipendenza dell’unità italiana, assegnata questa volta al C. d’A. polacco che aveva il compito di raggiungere e liberare Ancona e quindiproseguire ancora verso nord, seguendo due direttrici: la prima, lungo la Statale n. 16 “Adriatica”, percorsa dalla 3a Divisione polacca “Carpatica”, la seconda, lungo le rotabili Chieti-Teramo ed Ascoli-Macerata, percorse dal C.I.L..

Il primo balzo in avanti del C.I.L.

Con questo dispositivo iniziò la marcia verso nord, contrastata dai tedeschi con posizioni di arresto temporaneo, realizzate in corrispondenza dei numerosi corsi d’acqua che scorrono con andamento parallelo e che avrebbero intercettato la progressione degli italo-polacchi. Il giorno 30 giugno, un gruppo tattico della D. “Nembo”, superato il fiume Chienti strenuamente difeso dalle truppe germaniche, occupò Macerata e si spinse celermente verso il fiume Tronto, mentre i bersaglieri della I Brigata occupavano Tolentino.

Liberate le suddette località, le unità polacche e quelle dl C.I.L. puntarono decisamente verso nord con l’intendimento di superare celermente il fiume Musone e quindi occupare Ancona, ma contrariamente alle aspettative, si scontrarono con forze di considerevole entità, ben decise a difendere il fiume e quindi ritardare l’occupazione del capoluogo marchigiano, mettendo in atto difese attive e contromanovranti, tendenti a guadagnare tempo e cogliere in crisi le colonne d’attacco alleate. Tale condotta assai redditizia da parte del nemico, si manifestò per il C.I.L. in corrispondenza della cittadina di Filottrano, robustamente difesa dai tedeschi ed attaccata il La progressione del C.I.L.giorno 8 di luglio con un battaglione del 183° reggimento paracadutisti e dal CLXXXIV battaglione guastatori. Lo scontro fu durissimo, segnato da attacchi e contrattacchi, con l’utilizzo di unità corazzate da parte di entrambi i contendenti (l’azione dei paracadutisti italiani fu sostenuta da una compagnia carri Sherman della 5a Divisione polacca) e solo nella notte sul 9 i tedeschi furono costretti ad evacuare il centro abitato.

Neutralizzato il caposaldo di Filottrano ed occupato l’abitato di Cingoli,il forzamento del fiume Musone, dopo un rimaneggiamento delle forze nell’ambito dello schieramento del C.I.L., poté effettuarsi il giorno 17 luglio ad opera della I Brigata italiana che riuscì a costituire con il XXXIII battaglione bersaglieri una robusta testa di ponte sulla sinistra del corso d’acqua. Nei giorni seguenti, segnati da durissimi combattimenti sostenuti dal 4° reggimento bersaglieri nel suo complesso, fu possibile per i fanti piumati anche il superamento del fiume Esino e la liberazione della città di Jesi. Per il C.I.L., duramente impegnato fino a quel L'avanzata del C.I.L.momento, si impose una pausa per il riordinamento dei reparti sino alla fine della seconda decade del mese di agosto, quando ripresero le operazioni con l’obiettivo del superamento del fiume Metauro e la liberazione delle città di Pesaro e di Urbino, dove il giorno 28 di agosto giunsero per primi i bersaglieri della 1a compagnia motociclisti, che erano stati lanciati in ardite puntate esplorative.

Il successivo giorno 30, dopo l’occupazione delle cittadine di Urbania e Pegli ed il raggiungimento del solco del Fiume Paglia, le unità italiane del C.I.L. erano oramai in vista delle avanstrutture di sicurezza della Linea Gotica; si imponeva una sospensione delle operazioni ed il riordinamento delle truppe che per la Grande Unità italiana significò anche il suo scioglimento, avvenuto il 24 settembre, a premessa della costituzione di una forza di assai maggiore entità ed importanza, su ben 6 Gruppi di Combattimento di livello divisionale, che del C.I.L. ereditarono il compito; ma come queste nuove Unità furono realizzate e quale fu la presenza dei bersaglieri nel loro ambito sarà oggetto della prossima narrazione.

(Art. Gen. Vero Fazio)