3a parte: “I Gruppi di Combattimento” (di Vero Fazio)

Quando nell’estate del 1944 le truppe alleate si attestarono davanti alla Linea Gotica, ultimo baluardo realizzato dalle forze germaniche per ritardarne l’avanzata, si stava per modificare in th_Vero-in-montagna11modo sostanziale il ruolo che i militari italiani sarebbero stati chiamati a fornire alla causa comune della lotta contro le forze tedesche. La situazione complessiva per quanto riguardava il nostro Paese era profondamente mutata e questo era avvenuto a nostro vantaggio. Certamente l’elevato contributo di sangue fornito ed il valore dimostrato dagli uomini del 1° Raggruppamento motorizzato, prima, e del C.I.L., dopo, erano serviti a far cessare negli anglo-americani quei pregiudizi che avevano condizionato profondamente la loro volontà di impiegare le unità italiane al fianco delle proprie. Ma va, altresì, osservato come questa modifica di atteggiamento nei nostri confronti fosse dovuta, forse principalmente, alla situazione strategica che si era venuta a realizzare in Europa, a seguito dell’avvio dell’Operazione Overlord, lo sbarco in Normandia del 6 giugno del 1944, e della pianificazione dell’analoga operazione Anvil, successivamente battezzata Dragoon, che prevedeva l’invasione del continente da parte di forze alleate che avrebbero preso terra nella Francia meridionale.

Tali operazioni, ed in particolare la seconda, comportarono la sottrazione dallo scacchiere italiano di ben sette divisioni e l’esigenza, quindi, di sopperire all’indebolimento della fronte, con il duplice provvedimento che prevedeva di aumentare quantitativamente il contingente dei combattenti italiani, portandolo ad una cifra pari a circa 63.000 uomini e di potenziarlo qualitativamente, dotandolo di armamenti, equipaggiamenti e mezzi britannici.

Si pervenne, pertanto, alla creazione di sei unità del livello di divisione, cui fu attribuita la denominazione di Gruppi di Combattimento, pur se organicamente erano costituite sul modello delle divisioni binarie italiane (sulla scelta di tale denominazione influirono motivazioni di natura politica che davano credito ad una supposta volontà degli alleati di continuare a rendere meno palese, almeno nei termini, il contributo italiano alla lotta per la liberazione della propria terra).

Costituitisi tra il settembre ed il novembre del 1944, queste grandi unità assunsero i nominativi delle Divisioni da cui discendevano ed i seguenti organici:

  • Cremona”, su 21° e 22° reggimento di fanteria, 7° reggimento di artiglieria, CXLIV battaglione genio e supporti;

  • Friuli”, su 87° e 88° reggimento di fanteria, 35° reggimento di artiglieria, CXX battaglione genio e supporti;

  • Folgore”, su reggimento di fanteria paracadutisti “Nembo”, reggimento marina “San Marco”, reggimento di artiglieria paracadutisti “Folgore”, CLXXXIV battaglione genio e supporti;

  • Legnano”, su 68° Reggimento di fanteria “Palermo” rinforzato dal IX battaglione d’assalto, th__Gruppo_Combattimento_LegnanoReggimento di fanteria speciale con in organico il battaglione bersaglieri “Goito” ed i battaglioni alpini “Piemonte” ed “Abruzzi”, 11° Reggimento artiglieria, LI battaglione misto genio e supporti;

  • Mantova”, su 76° e114° reggimento fanteria, 155° reggimento di artiglieria, CIV battaglione genio e supporti.

  • Piceno”, che inizialmente costituito dal 235° e 236° reggimento di fanteria, 152° reggimento di artiglieria e dal CLII battaglione genio, successivamente assunse la denominazione ed i compiti di Centro di Addestramento Complementi Forze Italiane Combattenti, dislocato in Cesano di Roma.

Ad eccezione del “Mantova” che svolse il ruolo di riserva ed il “Piceno”, cui come si è detto furono devoluti compiti addestrativi, tutte le nuove unità presero parte attiva allo sfondamento della linea Gotica ed ai successivi combattimenti che portarono alla liberazione di tutto il territorio nazionale. In questa sede, considerate le finalità che si pone questa ricostruzione storica, si affronterà la narrazione delle operazioni sviluppate dal Gruppo di Combattimento “Legnano”, nel cui ambito operò il battaglione bersaglieri “Goito”.

Il Gruppo “Legnano”, costituito il 24 settembre del 1944 ad Airola, agli ordini del Gen. Umberto Gen. Utili parla al GoitoUtili (nella foto) già comandante del 1° Raggruppamento motorizzato e del C.I.L., il 23 marzo del 1945, dopo un periodo di amalgama e di un intenso ciclo addestrativo, volto a far acquisire ai soldati italiani le procedure operative in uso presso gli alleati e, soprattutto, la necessaria dimestichezza nell’utilizzo dei nuovi armamenti, entrò in linea in Emilia, nel settore del fiume Idice a sud di Bologna, quale grande unità di saldatura e raccordo tra la 5a Armata americana ad ovest e la 8a Armata britannica ad est.

Il tratto di terreno affidato al “Legnano” si estendeva per non più di 9 chilometri, ma le caratteristiche morfologiche erano tipiche della montagna, con tutte le conseguenti difficoltà di movimento e di vita per le truppe. La linea di contatto correva lungo la fronte tenuta dalla 305a divisione tedesca, sistemata a difesa sull’allineamento Poggio Scanno – Monte Armato, e si imperniava su posizioni che dominavano l’intera zona a cavallo dello stesso fiume Idice.

Il dispositivo italiano vedeva il 68° reggimento a destra, con il I° e II° battaglione in primo scaglione ed il IX battaglione d’assalto in riserva; a sinistra erano schierati in primo scaglione i battaglioni alpini “Piemonte” e “L’Aquila”, con il “Goito” in riserva.

Il periodo che va dal 23 marzo al 10 aprile le unità del Gruppo svolsero essenzialmente azioni di pattuglie volte ad acquisire la necessaria conoscenza del terreno e delle truppe avversarie. Il giorno 10 aprile, in previsione dell’attacco generale alla Linea “Gotica di tutto il dispositivo alleato ed allo scopo di sostenere le azioni offensive delle contermini divisioni alleate (34a statunitense a sinistra e la 10a indiana a destra), il “Legnano” lanciò con pieno successo un’azione dimostrativa con il IX battaglione d’assalto avente per obiettivo Parrocchia del Vignale, sulla destra del settore italiano. Nei successivi giorni dal 16 al 18 fu la volta dei due battaglioni alpini “Piemonte” e “L’Aquila”, che passarono all’attacco, con obiettivi rispettivamente di Case Carrara e Ca Merla, mentre, contemporaneamente, il 68° reggimento espugnava le posizioni nemiche poste a difesa dei roccioni di Pizzano; lo scopo era quello di rompere lo schieramento avversario e di puntare decisamente verso Bologna.

Il 19 aprile il battaglione “Goito” raggiunse in linea i battaglioni alpini e fu incaricato di espugnare le forti posizioni avversarie poste in corrispondenza di Poggio Scanno; luogo fatidico dove ancora una volta veniva a rifulgere l’eroismo purissimo dei fanti piumati. Era comandato dal maggiore Romolo Guercio, reduce pluridecorato della campagna di Russia, e tra le sue fila annoverava, oltre a giovani di recente reclutamento, molti veterani del LI battaglione bersaglieri AUC che avevano già combattuto a Montelungo .

Il giorno 20, scavalcato il battaglione “L’Aquila” in corrispondenza della quota 363, il “Goito”, con la 5a compagnia ed il plotone arditi, assalta il Poggio fortemente difeso. I due reparti vengono gravemente provati dal cruento combattimento sostenuto e si rende necessaria la loro sostituzione con la 7a compagnia che procede all’occupazione del Poggio; nell’azione perdono la vita, tra gli altri, il serg, magg. Fausti, già decorato di medaglia d’argento ed il serg. Luigi Sbaiz, che verrà decorato di Medaglia d’Oro. Le circostanze in cui cadde lo Sbaiz meritano di essere ricordate.

Il sergente, nel guidare la propria squadra all’assalto, viene ferito ad una gamba che gli è quasi th_Luigi Sbaizcompletamente recisa; il sottufficiale utilizzando la propria baionetta cerca di tagliare i lembi di pelle che ancora tengono unito l’arto, ma non riuscendovi chiede ad un altro bersagliere di completare l’amputazione, quindi recuperato il suo piumetto che aveva perduto insieme all’elmetto nell’assalto lo agita per incitare i suoi compagni e chiede che lo stesso glorioso simbolo venga sepolto insieme al suo corpo quando lo raggiungerà la morte. Allo Sbaiz, come detto, per il suo eroico comportamento verrà concessa la massima onorificenza che sarà l’ultima attribuita ad un soldato italiano prima della fine del Conflitto.

Strana coincidenza questa, che accomuna il bersagliere Sbaiz ad un altro eroico bersagliere: il Ten. Alberto Riva di Villasanta, caduto nei pressi di Pordenone il 4 novembre del 1918, pochi minuti prima che avesse termine la Prima Guerra Mondiale ed anche lui ultimo soldato italiano a conseguire la massima ricompensa in quel conflitto.

Entrambi questi valorosi stanno a dimostrare ancora una volta come i bersaglieri con il loro impeto precedono la vittoria e non esitano anche quando la stessa vittoria sta per essere conseguita e richiede l’ultimo più alto sacrificio.

Con il forzamento della posizione di Poggio Scanno viene infranta la Linea Gotica ed aperta la strada per Bologna con il battaglione “Goito” che entra per primo alle ore 9,30 del successivo 21 aprile, tra il tripudio di una popolazione impazzita di gioia che subito riconosce in quei soldati vestiti alla foggia dei militari inglesi, ma con sull’elmetto a scodella l’inconfondibile piumetto, gli italianissimi bersaglieri e non si meravigliano, pertanto, quando il Comandante di quel reparto che ancora non conoscono ordina alle trombe del suo battaglione di intonare il flic-floc ed il passo di corsa.

Dopo la liberazione della città felsinea, l’impegno del Gruppo di Combattimento “Legnano” prosegue ancora la sua “corsa” con la successiva liberazione di Brescia, Bergamo e Torino e th_Cippo Poggio Scanno (1)spingendosi fin verso la Val Sabbia. Il ciclo operativo del “Legnano”, pur compiutosi nel breve arco di circa quaranta giorni, fu contrassegnato da brillanti successi, conseguiti al costo assai significativo di 55 caduti e 279 feriti, tra questi meritano un imperituro ricordo i bersaglieri di Poggio Scanno, magnificamente ricordati oggi da un bellissimo cippo posto sulla cima dell’altura.

 (Art. Gen. Vero Fazio)

 

 

 

 

( a seguire, foto d’epoca, con il Gen. Alexander che passa in rassegna il Battaglione “Goito e l’entrata trionfante della stessa Unità nella città di Bologna)

Gen Alexander e i bersaglieri del Goito

Btg. bers. Goito a Bologna