Un aspetto delle migrazioni : il traffico di esseri umani

                                         ( Trafficking e Smuggling )

I periodici sbarchi che avvengono (variabili in base alle G.-Bodicondizioni climatiche e marine) sulle coste nazionali – dovuti a rifugiati e profughi che evadono dal loro Paese in guerra –  inglobano anche il conosciuto fenomeno dell’immigrazione clandestina, riferita purtroppo ad un numero sempre più consistente di persone ad ogni sbarco. Gli approdi preferiti sono variati nel tempo, in base alle scelte dei trafficanti e/o degli scafisti; le regioni più colpite dal fenomeno sono state Sicilia, Puglia, Calabria e, sporadicamente, Sardegna. Talvolta i clandestini sono in navi da trasporto merci ma i numeri sono esigui. Esistono anche i trasporti via terra o via aerea ma sono un fenomeno meno eclatante, seppur da non sottovalutare. I primi possono verificarsi con mezzi di trasporto legali: treno, autobus di linea o privato; in alternativa mini bus con pochi posti. Alcuni clandestini vengono stipati anche nei sottofondi di tir od altri mezzi su gomma. I secondi sono veri e propri viaggi organizzati sotto la copertura turistica.  I “passeggeri” sui barconi pagano anticipatamente il costo di un servizio alle organizzazioni criminali che non esitano ad abbandonare in mare i disperati, dai quali hanno acquisito il denaro pattuito. Generalmente sono gli scafisti che, per fuggire ad un probabile arresto, “scaricano” in mare i profughi, sicuri che le forze di polizia privilegeranno il salvataggio degli esseri umani rispetto all’inseguimento, se il “barcone” fatiscente non affonda. Una parte di questi migranti raggiunge amici e parenti ma un’altra è destinata al mercato nero del lavoro e per le donne si apre la via della prostituzione. Costoro sono una fonte di profitto per gli sfruttatori di ogni specie.

Tale  traffico di persone può essere classificato in due distinte modalità operative, denominate “smuggling” e “trafficking”. Queste due accezioni britanniche, infatti, ci th_img140aiutano a meglio comprendere due fenomeni accomunati nell’espressione “traffico di persone o di esseri umani” e quindi orientati ad una vera e propria violazione dei diritti umani. Lo “smuggling” corrisponde al contrabbando che, nel nostro caso s’identifica in una “introduzione illegale di immigrati”, dando origine ad un problema di sicurezza statuale, legato alla sicurezza delle frontiere; nulla esclude che possa essere un canale per l’ingresso di terroristi, desiderosi di evitare pericolosi controlli in entrata effettuati con altri mezzi. Il “rapporto” tra le parti si conclude con il pagamento dell’importo pattuito e con lo sbarco nel Paese di destinazione. Da una parte vi è il fine di lucro (illecito), dall’altra (la domanda proviene dagli stessi migranti) il desiderio di lasciare il proprio Paese per motivi diversi (economici, politici, familiari, ecc.). Se vi è violenza in tale rapporto, essa è la sola necessaria affinchè il trasporto avvenga in tutta sicurezza (per il trafficante).

Il “trafficking” invece, equivale alla compravendita di persone per fini di sfruttamento.La domanda proviene dalle organizzazioni criminali dedite allo scopo o da imprenditori che necessitano di lavoratori in nero a bassissimo costo (in particolare in agricoltura o lavori ad alto rischio). Per le persone soggette , il rapporto con il criminale è destinato a durare nel tempo per un periodo indefinito, mai breve, a tutto vantaggio del trafficante. Il migrante diviene una “merce”, soggetto ad aste e compravendite. In tal caso i guadagni sono maggiori in quanto si protraggono nel tempo.  Talvolta i trafficanti “anticipano” i th_img139costi del viaggio in cambio di un periodo nel quale il migrante (quasi sempre donne avviate al mercato della prostituzione) deve prestare “lavoro” per lui, sino al rimborso, aumentato di vertiginosi interessi rispetto al costo del servizio offerto. Questo lavoro gratuito dura molti anni, a meno che la persona non riesca a liberarsi o denunci alle forze di polizia i propri aguzzini. La persona che si “ribella” (per lo più donne costrette a prostituirsi) rischia la vita, deturpazioni e ritorsioni verso familiari rimasti nel Paese di origine. I metodi sono sempre violenti e coercitivi (sequestro di documenti, limitazione negli spostamenti, veri e propri sequestri in abitazioni, ecc.). Non di rado ci si trova innanzi al reato di riduzione in schiavitù. In tal caso, la violenza, fisica e psicologica, è insita nel rapporto padrone-schiavo. Una strategia tesa ad assoggettare il migrante al trafficante, a cominciare dall’inizio stesso dei rapporti in cui questi ricorre all’uso della forza o all”inganno per “convincere” il migrante ad effettuare il viaggio.

A latere di questa triste ma lucrosissima attività vi è quella, ancor più redditizia, la cui estensione è molto incerta per gli stessi investigatori, del traffico di organi, a volte derivanti da mirati omicidi per acquisire un organo richiesto dal mercato. Non sempre chi riceve l’organo sa che è stato “donato” da una persona assassinata per l’occasione. Anche se in taluni casi ne è tragicamente consapevole !

(G. Bodi )