( di Saulo Gambelli)

Lo scorso anno mi trovai a visitare il monte Ortigara, importante scenario bellico della Grande Guerra, sulle Prealpi venete sopra Asiago. Fu davvero impressionante vedere e monte_ortigaracamminare in quei luoghi…in quelle trincee a zig zag…che traforavano le montagne diramandosi ovunque. Per più di 100 km. Cento anni fa quel luogo, a quote oltremodo proibitive alla sopravvivenza, soprattutto nel periodo invernale, era un brulicare di soldati appartenenti ai vari Corpi, chiamati a difendere la Patria.

Quei soldati, ragazzi poco più che ventenni, non erano nati per essere privati dei loro sogni e destinati alla morte. Loro, semmai, ebbero la sfortuna di vivere in quel periodo che li destinò alla guerra: la GRANDE GUERRA. Dei 9 milioni di soldati morti che si conteranno alla fine del conflitto,infatti, 3 milioni persero la vita lì.

Quanto vale una vita? Basta pensare alla nostra e a cosa avremmo fatto noi per non essere mandati al fronte, all’improvviso, dall’oggi al domani, lasciando casa, famiglia e lavoro, senza la certezza di tornare. Credo quindi sia ignobile minimizzare, semplificare o banalizzare anche una sola vita di quei ragazzi. Camminavo… quel giorno… sull’Ortigara e immaginavo e pensavo come fossero vissuti quei ragazzi: considerati numeri o, in alcuni casi, carne da macello.

In inverno era pressoché impossibile ripararsi dal freddo con quel tipo d’equipaggiamento. Temperature fino a -30… dentro a quei tuguri scavati nella roccia o, peggio ancora, di guardia in trincea. D’estate, invece, le trincee diventavano ricettacoli per zecche, pulci e pidocchi… assai frequenti erano la dissenteria, il tifo, la scabbia e varie infezioni. Il cordiale (tipico liquore dato ai militari), due mestoli di zuppa di patate e fagioli (spesso fredda) e qualche sigaretta, erano pause importanti, tra gli assalti e i bombardamenti, per tenere alto il morale.

Le lettere che ricevevano dai familiari o dalla fidanzata, rappresentavano la certezza affettiva che dava loro forza e speranza per un ritorno a casa. Ecco cosa si legge in una di queste delle lettere -suppongo di un Ufficiale- incise su dei lastroni di ferro lungo il “Sentiero del Silenzio”, vicino a Gallio, sul Piano d’Asiago.<<Sono ritornato dalla più dura prova che abbia mai sopportato. Quattro giorni e quattro notti, 96 ore, le ultime due immerso nel fango ghiacciato sotto un terribile bombardamento senza altro riparo che la strettezza della trincea, che sembrava persino troppo ampia. I tedeschi non attaccavano, naturalmente, sarebbe stato troppo stupido. Era molto più conveniente effettuare una bella esercitazione a fuoco su di noi; risultato: sono arrivato la con 175 uomini, sono ritornato con 34, parecchi quasi impazziti>>.Penso sia sufficiente per capire cosa abbiano passato e vissuto quei ragazzi …per anni!

Così lo scorso aprile, dopo otto mesi dalla mia visita sull’Ortigara, rapito da quei pensieri, ho tentato di esprimere con una poesia sia la vita in trincea, sia la lontananza dagli affetti di th_saulo-gambelli-3casa. Nella mia poesia “Davanti a Te”, parlo di due amici in trincea: uno è morto nell’assalto del pomeriggio… l’altro, nella notte, gli parlerà afflitto dal dolore e dalla paura del prossimo assalto. M-86 sta per Mennlincher 86, fucile da cecchino austriaco. La sua particolarità consisteva nel fatto che , quando sparava, prima si udiva il colpo della palla- ta – e poi la deflagrazione dello sparo – pum -. Da ciò, proprio sull’Ortigara, venne scritta la famosa canzone “Ta Pum”. Nella mia poesia ho usato parole desuete per ricercare il senso del passato dando forza alla cruda descrizione, come i cadaveri che spesso giacevano per giorni, prima di essere portati a valle per la sepoltura. Terminata la difficile composizione lirica, ho sentito forte il dovere di deporla presso il monumento di Colonna Mozza sulla vetta dell’Ortigara, poiché in qualche modo a quel luogo appartiene. Il 4 settembre 2015 era il giorno prescelto, ma, a causa di un imprevisto, l’ho deposta il 5 settembre che, fatalità, è la data in cui nel 2012 la Colonna fu inaugurata. Questa mia missione (personale e privata), è nata per omaggiare quanti non tornarono più a casa e quanti, scampati alla morte, bruciarono nella guerra gli anni della gioventù.

Quando incrociamo un monumento ai caduti… fermiamoci un attimo nel silenzio della preghiera. Sia doverosa in ognuno di noi la memoria dell’estremo sacrificio, di quanti resero la Patria libera per ogni italiano di ieri e di oggi.

 

 

Davanti a te ”

                     Ti guardo, ma non sei più…

     ta-pum! Brusco fu ‘l manco eco che la fresca vita prese…

                    e tu… ti guardo pietoso a tacita notte mutata, pel mutire tuo.

    La silente luna, adombra bianca e bella intorno, ma non ti desto.

                   Or placido arroccato grave, finalmente in pace dormi…

    ti guardo… gli occhi schiusi ciano e lustri al ciglio spento,

                   scrutano beffardi altrove, dalla sventurata sorte amica.

   Ma, sazia il mortal dilemma: fissi il nulla meco o ammiri l’Eterno Dio?

                  Quelle risa ora faneco più del feral M-86 innanzi.

   E ora, che in cielo vegli, trema certo ‘l cruento nemico in tana…

                 qual sarà la mia sorte; torbido indugio: all’alba è l’assalto.

   Dunque, ti rivedrò qui in covile o in beltà ai Campi Elisi?

                Giaci fra tanti, al murale tortuoso, andito montano…

   e zecche, pulci e pidocchi li fregherai tu… esanime.

                Il magro rancio non morderà oltre la vorace inedia,

   e sarai presto a final dimora, sulla nuda mesta, terra a valle.

               La morosa stante, scruta avida la posta attesa e attende,

   ed io so, come a lei voler dire intendi, ma non potrai.

               Volente stilerò per te l’ultima balla,che il vero mai nasconde.

   E qual giorno tu, pellegrino iroso a valle ad esser pianto?

               Il viso sporco di terra aliena e di fumi di guerra,

   mostra il sorriso asciutto che armonia al profilo scherno dà,

              e la mente più dei scoppi, balena ai vispi matteggi stati…

   ma mentre piango e da solo rido… l’alba è giunta.

              Or ti guardo col cuore scosso all’impietosa conta,

   e ‘l funesto sonno che t’invidio, m’impasta turpe l’anima morta.

              E’ uscita la “prima” afila serrate, e feroci grida al fronte in corsa.

    E nebbia i colpi a terra, spira la carne viva alla mattanza nota.

              Secco rituona: “pronti al balzo!” E d’ansia, terrifico, boccheggio…

   col tremore tutti spalla a spalla, i denti a morsa all’inquieto “fuori”

              siam madido marmo al tempo, col piglio fisso: alla morte o alla vita?

Mamma… amore mio. L’ordine d’uscita: seconda squadra. Addio.

Nota Storica : Bersagliere Saulo Gambelli racconta il suo servizio militare di leva.

Il 10 giugno 1992 alle ore 07,30 del mattino insieme ad altri ragazzi, tutti con i capelli a “zero”, mi trovavo nel piazzale davanti alla stazione ferroviaria di Arezzo con un solo riferimento: Caserma Cadorna 225° Btg Arezzo, Lupi di Toscana, IV° Scaglione. Poco dopo arrivò un ACM 80 e una AR 76 e l’Ufficiale, con il sorriso sulle labbra, ci fece inquadrare e salire sul camion. Trascorso il C.A.R. fui proposto Caporale Istruttore ma, dopo il Solenne Giuramento, avendo comunicato che da civile suonavo la tromba e percussioni nella Banda musicale del mio paese (Asciano pr. di Siena), venne meno la promozione e il mio incarico fu 79 MC (79 servizi vari MC musicante), destinazione Bologna, Caserma Mameli, Fanfara Bersaglieri X° Btg Bezzecca. Non fu un passaggio da poco poiché ambivo alla promozione e all’incarico 30 A: fuciliere assaltatore. Diventare Bersagliere comunque fu consolante data una certa vicinanza al Corpo per aver partecipato a vari raduni, grazie al caro zio Antonio, classe 1925, Bersagliere al III° Caretto di Milano. Altri tempi certo, ma lo spirito bersaglieresco dei vent’anni che ci contraddistingue, fu per lui veramente tutta la vita con racconti, aneddoti, richiami di moralità e spirito di sacrificio. Nella foto scelta per la lapide indossa la Waira e, alla sua morte, prima della tumulazione, indossato il suo prezioso “piumetto” adagiato sulla bara, lo salutai suonando il silenzio d’ordinanza. Così, nel luglio 1992 giunto alla Mameli nella Fanfara del X° Bezzecca, sotto il comando del Sergente (oggi Maresciallo Maggiore) D’Apollo, iniziò la mia avventura nei Bersaglieri con il Fez in testa (copricapo che guardai con perplessità) e il nuovo strumento, il “bombardino” (flicorno tenore), marciando al dondolio della Ricciolina. Belle le uscite nei vari paesi e città dove la nostra presenza, fra il pubblico e le autorità, fu sempre motivo di festosità e allegria.

Da sempre sono stato contrario a favoritismi e ingiustizie e in Fanfara, da subito, non mancò un certo scontro con alcuni “anziani” forti di eventuali raccomandazioni e privilegi acquisiti. E non mancò anche un mio rapporto verbale al Comandante Sabatelli che, a sorpresa un pomeriggio, ispezionò l’aula Fanfara facendo opportuni richiami. Ad agosto, se non sbaglio, avvenne il passaggio al 6° Rgt Palestro e dopo una breve cerimonia, proseguì tutto invariato eccetto la sostituzione della “pulce” sulla Waira. Dopo poco tempo vennero a farci visita 4/5 reduci del 6° in Russia, artefici di memorabili gesta.

Il 1992 fu un anno particolare nella vita sociale e politica italiana e dopo la strage di Capaci, partimmo per la Missione “Vespri Siciliani”. Noi della Fanfara alloggiammo al Distretto Militare di Caltanissetta dove fu ammirevole la cordialità, il rispetto e un’ospitalità esemplare. Ricordo gli squisiti “arancini”, come un fatto accaduto una sera in libera uscita, indossando obbligatoriamente l’uniforme insieme all’amico (Torritese pr. Di Siena) Mauro Fratagnoli, anche lui in Fanfara. Eravamo vicini al centro di Caltanissetta quando vedemmo due uomini che discutevano animosamente. Ad un certo punto uno di loro, dal cassone dell’Ape 50, prese un’ascia minacciando di colpire l’altro in testa. Eravamo a poche decine di metri, ed io, nonostante i richiami di Mauro, partii a corsa infilandomi in mezzo per scongiurare l’impensabile e placare la discussione. Ricordo ancora l’ascia all’altezza della mia fronte ma per fortuna non accadde nulla. Avvisammo le forze dell’ordine e dopo due giorni raccontammo tutto al Sergente D’Apollo che, contento dell’intervento, disse che ero meritevole di segnalazione… non seppi altro.

Passarono pochi mesi in Fanfara e dopo altri momenti di tensione, fui assegnato in Compagnia Comando, all’Ufficio Comandanti di Plotone sotto il diretto Comando dell’allora Capitano Massimo Zeni. Alla seconda Missione “Vespri Siciliani” fui destinato al magazzino del campo alternando guardie, ronde in città, postazioni sensibili e posti di blocco in ausilio ai Carabinieri. Tornato a Bologna e congedatosi l’altro commilitone del medesimo Ufficio, non mancò qualche iniziativa personale con i permessi d’uscita anticipata, per alcuni commilitoni del meridione, ad usufruire al meglio della licenza “48” nelle loro famiglie. I mesi trascorsero tranquilli mentre cercavo di ottemperare al nuovo incarico, nel quale assegnavo i servizi (spesso ai puniti) di Guardia alla Mameli, Guardia alla Polveriera di Cecina, P.A.O., pulizie di Compagnia e corvé cucina. In occasione del Santo Natale del 1992, facemmo un gruppo musicale ed io, su concessione del Comandante Sabatelli, con un ACM 80 potei portare la mia batteria acustica in caserma per poter fare le prove. Ricordo al basso Giuliano Tubanti, alla chitarra Marco Mariani tastiere Luca Tarozzi. Suonammo il 24 notte al Circolo Ufficiali alla presenza degli ufficiali con i parenti e del Generale Facciorusso. Il Colonnello Giuseppe Sabatelli, dopo i complimenti e i convenevoli al Generale, chiese congedo poco dopo la mezzanotte per fare gli auguri di Buon Natale ai militari di Guardia. Il 25 poi, a sorpresa, venne a fare pranzo insieme a noi senza nessun Ufficiale, in mensa truppa.

Nei primi mesi del 1993, ci furono le elezioni politiche e fui inviato di servizio ai seggi elettorali nelle vicinanze. Il primo giorno dei due concessi per votare, di sabato mattina, una signora anziana, salite le scale mi si avvicinò e facendomi una carezza disse: mio marito era un giovane Bersagliere come te, dopo sposati partì per la Russia e non l’ho più visto. Rimasi impotente e senza parole, con una forte commozione nel cuore. Il giorno dopo invece, verso le 13,00 ci fu un incidente nelle vicinanze. Senza pensarci sopra mi allontanai di corsa dal seggio verso le auto coinvolte. Giunto sul posto cercai di tranquillizzare una ragazza che guidava, con il viso insanguinato, tenendole la mano. Gridai a quanti si affacciarono ai balconi di telefonare ai soccorsi e, nel frattempo, giunse il Brigadiere dei Carabinieri che presiedeva il seggio facendomi tornare al presidio. Dopo, oltre a non brontolarmi, cosa che avevo dato per scontata, si congratulò del mio intervento dicendo che avrebbe fatta una nota meritoria sul rapporto. Arrivammo a maggio 1993 e la città di Ferrara, il giorno 8, festa della mamma, ospitò il 61° raduno Bersaglieri. Andai volontario nel gruppo ginnico sotto il comando dell’allora Capitano Polli e fui inserito nei saltatori della AR 76. Fu una bellissima esperienza tanto che, il mio salto (che mai ho potuto rivedere), fu mandato in onda al Tg delle 20,00 e, mentre ero in mensa, venne proprio il Capitano Polli a darmi la comunicazione ed a congratularsi. Eravamo a fine Maggio e il giorno 23, ancora una volta volontario, fui nel gruppo che partecipò alla XXII° Marcia Internazionale non competitiva, PreNimega, su un percorso di 43 Km, vicino Malneate. Ci allenammo duramente con i Sotto-Tenenti Tomasiello e D’Orazio. La mattina del 23 arrivammo al campo sportivo ma noi, quelli del 6° Palestro Bersaglieri, non risultavamo essere inseriti. Eravamo in 14 e giungemmo al traguardo in 11 – per regolamento le squadre non dovevano scendere al di sotto delle 11 unità -. Ci fu un netto ritardo tant’è che partimmo ultimi su 44 squadre partecipanti fra civili e militari. Avemmo animo e gran lena cantando le nostre canzoni e, durante gli ultimi chilometri del tragitto, non mancò l’aiuto cameratesco prendendomi in spalla, per alcune decine di metri, lo zaino di un commilitone visto che, già due della squadra e il sotto Tenente Tomasiello, infortunato seriamente ad un tendine, avevano lasciato. L’equipaggiamento comprendeva la tuta da combattimento, anfibi e zaino tattico con un peso di 8 kg… quello fu motivo di sfida e portai il mio a 12 kg ma, non fu cosa semplice dopo il 35° km!. Noi del 6° comunque registrammo il miglior tempo con 5 ore e 38 minuti, qualificandoci la sesta squadra avendone superate 38. Al traguardo le gambe si muovevano da sole e a noi Bersaglieri, chiesero di sfilare di corsa. Non battemmo ciglio th_saulo-gambelli-1e facemmo il nostro giro di corsa davanti alla tribuna festante. Dopo avemmo 3 giorni di riposo e, ad alcuni, non mancarono infiammazioni al menisco, tendiniti e vesciche su tutta la pianta del piede. Arrivò Giugno ed il giorno del mio congedo, il 9, era ormai prossimo. Considerando che la festa del Corpo è il 18 Giugno, quando dai Lupi di Toscana fui destinato al Corpo (X° Bersaglieri Bezzecca) nel Luglio ’92 l’avevo saltata, ma ora non ci stavo a mancare alla festa, perché era anche la mia festa di Bersagliere con la Fiamma Cremisi che aveva preso vigore. La missione “Vespri Siciliani” per noi era conclusa ma il Reggimento doveva terminare il rientro e la festa, di sicuro non sarebbe stata il 18… si parlava addirittura di Luglio/Agosto, ma la cosa per me non cambiava: volevo partecipare da Bersagliere in armi! Questo era il mio desiderio. Ma cosa potevo fare per partecipare da militare. Pensai al regolamento e mi venne in mente che, dopo il sesto mese di servizio, i giorni di convalescenza usufruiti venivano fatti recuperare dopo il giorno del congedo. Mi feci coraggio e mettendomi a rapporto dal Comandante Sabatelli, gli confidai l’audace intenzione. Il Comandante ascoltò con attenzione la mia ambizione e l’escamotage e, alla fine, non mancò di esternare bonariamente il suo stupore. Così, seduta stante, convocò il Sotto Tenente medico Ruggeri per formalizzare la cosa e, calendario alla mano, contammo i giorni che separavano il congedo dalla festa, fissata per il 25 Giugno 1993. Il 9 Giugno si congedò un aliquota del IV° scaglione, anch’essi come me, commilitoni aggregati come “fuori scaglione” (al 6° della Mameli si susseguivano il I°, il III°, il VI° ed il IX° scaglione), ma non mi dispiacque affatto! Quel periodo, esonerato dai servizi e obblighi non divenne mai occasione di mancare o ritardare ad un contrappello, tanto meno all’alza Bandiera, oppure, entrare in mensa senza rispettare la fila. Il 25 Giugno, alla festa feci di nuovo il salto della AR 76 e fu una giornata memorabile. Tempo ottimo, tanta gente a vederci in un clima di festa e serenità. Non mancarono esibizioni intrepide, tipiche di noi “mattarelli” (così chiamava i Bersaglieri al III° Caretto il Capitano di mio zio) come il salto nel cerchio di fuoco o il rotolamento sotto al carro armato in corsa!

La mattina del congedo, il 26 Giungo 1992, dopo l’alza bandiera, salutati i commilitoni, compilai i diplomi della PreNimega per essere consegnati. E con il congedo in mano andai a salutare il Comandante Sabatelli che con orgoglio, essendo “fuori scaglione” e, con il congedo del III°, terminata la consegna delle medaglie del X° Bezzecca, mi consegnò la prima medaglia del 6° Rgt Palestro dicendomi: la porti sempre con onore! La notte del 25, l’ultima in armi, in drop, guanti neri e la Waira in testa, andai nel piazzale davanti al pennone e alla prima nota del silenzio scattai sull’attenti con il saluto, attendendo l’ultima nota di quella melodia, che prima di dormire mi aveva fatto da mamma per oltre un anno. Volli omaggiare così la fine della leva al 6° Bersaglieri nella mia Caserma Mameli, perché fu un arrivederci, e non di certo un addio alle fiamme Cremisi.

Bers. Saulo Gambelli

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