GLI ARTIGLIERI A PORTA PIA

                                           (di Vero Fazio)

Quando si dice Porta Pia la mente corre subito alla famosa Breccia del 20 settembre 1870, episodio da cui derivò l’annessione th_Vero in montagnadella città di Roma al giovane Regno d’Italia. Ma più ancora il ricordo vola ai bersaglieri che d’impeto entrarono attraverso quel varco, così come ce li mostra magistralmente Michele Cammarano nel suo splendido e famosissimo quadro, segnando una tappa indelebile della nostra storia nazionale. I più, appagati, si fermano a questo punto; altri cercano di andare più in profondità e si pongono la domanda: “Ma come fu aperta quella breccia nelle Mura Aureliane ad una cinquantina di metri a destra della Porta stessa e chi materialmente procurò il crollo di quel tratto delle secolari vestigia dell’antica Roma?”

La risposta è semplice se si considera che quello fu un atto di guerra: la breccia fu aperta a seguito di un cannoneggiamento d’artiglieria. Ma andiamo con ordine.

Per l’occupazione di Roma, il Regio Esercito costituì un complesso di forze denominato Corpo d’osservazione dell’Italia centrale, agli ordini del Generale Raffaele Cadorna, inizialmente su tre Divisioni, portate a cinque nell’imminenza dell’attacco, per un totale di 50000 uomini che dovevano vedersela con circa 17000 pontifici.

Per investire la Porta Pia furono scelte la 11^ Divisione, comandata dal Generale Cosenz, e la 12^, agli ordini del Generale Mazè, che provenivano da Civitacastellana,dove avevano sostenuto uno scontro con le truppe papaline, percorrendo la via Nomentana.

In prossimità delle mura della città Eterna si provvide a schierare le artiglierie in organico alle due Divisioni, più quelle della riserva; queste ultime, in particolare, erano destinate all’effettuazione del cosiddetto “tiro di breccia”, per aprire un varco nella cinta muraria; quelle divisionali avrebbero dovuto effettuare dei tiri di disturbo per favorire l’assalto delle truppe.

A tale ultimo scopo, le tre batterie della 12^ Divisione si schierarono a cavallo della via Salaria, una a circa 500 metri dall’omonima porta, che doveva essere sfondata, mentre le altre due avrebbero dovuto appoggiare il tiro di breccia delle batterie della riserva, indirizzato alla destra della Porta Pia; quelle dell’11^ Divisione vennero poste a cavallo della via Nomentana.

Per l’effettuazione della rottura materiale delle mura, come accennato, vennero destinate le tre batterie della Brigata di artiglieria della riserva, unità organicamente assimilabile all’attuale Gruppo di artiglieria, perché dotate di pezzi da 12 pollici, più potenti di quelli delle Divisioni. La Brigata, composta dalle batterie 5^, 6^ ed 8^, era comandata dall’allora Maggiore Luigi Gerolamo Pelloux, che successivamente tanta parte ebbe nella storia del giovane Regno d’Italia, ricoprendo la carica di Ministro della Guerra e di Presidente del Consiglio dei Ministri. A tale compito fu destinata la 5^ batteria, comandata dal capitano Giacomo Segre,che venne schierata a non più di 1000 metri di distanza dalle Mura, nell’area su cui sorge attualmente Villa Torlonia. L’unità, alle ore 5 e 20 iniziò un fuoco particolarmente preciso ed efficace ed alle 9 e 30 circa la breccia era già praticata per un’ampiezza di circa 30 metri alla destra della Porta Pia.

La reazione dei pontifici fu violenta ed un fitto fuoco di reazione si abbatté sulla batteria, causandole gravi perdite, tanto che il Generale Cosenz fu costretto ad inviare tiratori scelti del 19° reggimento fanteria e del XXXIV battaglione bersaglieri, per distogliere con i loro fuoco quello dei difensori diretto contro gli artiglieri. Subito dopo avvenne l’irruzione ad opera dei fanti piumati dei battaglioni XXII e XXXIV e dei fanti del 19°.

Il giorno dopo l’azione, il Governo diramò il comunicato che Roma era stata occupata dai Giacomo Segresoldati italiani ed il Capitano Segre scrisse alla moglie: “Ieri fu giornata abbastanza calda. Contro la mia aspettazione le truppe pontificie fecero resistenza e si dovette coi cannoni aprire la breccia che poi fu presa d’assalto dalla fanteria e bersaglieri. La mia batteria prese parte all’azione e si batté con onore. Rimase morto un caporale, ferito gravemente il mio tenente che morì stamane. Povero bel giovannottino di ventiquattro anni! Ferito ugualmente altro caporale che forse non camperà sino a questa sera e più leggermente altri quattro cannonieri”.

Alla fine, la batteria conterà 3 caduti e quattro feriti. Per la sua perizia e per la condotta efficace del suo reparto, il Capitano Segre verrà decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare “per la splendida direzione data al fuoco della sua batteria”, ma quest’azione non gli valse a percorrere una carriera particolarmente brillante, tanto che il 1° maggio del 1894 nel grado di Colonnello lasciò il servizio attivo a domanda.

Il successivo 10 ottobre Giacomo Segre morì e venne sepolto nel cimitero ebraico di Chieri (TO) e nonostante che il suo nome resti legato ad uno degli eventi più importanti della storia d’Italia, il ruolo da lui ricoperto in quel lontano 20 settembre 1870 rimane ai più certamente ignoto. Un significativo riconoscimento gli giunse, tuttavia, 130 anni dopo che si erano verificate le vicende che lo videro tra i protagonisti a Roma; e ciò avvenne, e non poteva essere altrimenti, proprio ad opera dei successori di quelli che in quei giorni gloriosi furono suoi compagni th_Lapide Giacomo Segred’arme: i Bersaglieri ! I Bersaglieri dell’Associazione Nazionale, infatti,il 21 settembre del 2008, con il concorso del Consiglio Provinciale di Torino e della città di Chieri, apposero nei pressi della sua tomba una lapide in ricordo del ruolo da lui avuto nella presa di Porta Pia, suggellando con generosità la fratellanza tra fanti piumati ed artiglieri.

Ma il ricordo del nome Segre non sarebbe completo se non si citasse anche quello di Roberto Segre, figlio di Giacomo, ed anche egli ufficiale di artiglieria.

Il Generale Roberto Segre prese parte alla 1a Guerra Mondiale e si distinse per le sue particolari capacità di ideazione circa il più th_Generale Roberto Segre - Copia (2)efficace impiego dell’Arma di artiglieria. In particolare, in occasione della battaglia d’arresto del giugno del 1918, in qualità di Comandante dell’artiglieria della 6^ Armata che operava sull’Altopiano d’Asiago, si fece portatore della tesi secondo la quale sarebbe stato opportuno anticipare l’inizio del fuoco di contropreparazione delle nostre artiglierie, precedendo addirittura l’inizio del fuoco di preparazione austro-ungarico, del quale si conosceva orientativamente l’ora d’inizio. Tale procedura non venne attuata su tutta la fronte d’attacco da parte dei Comandi italiani che temevano un eccessivo ed inutile consumo di munizionamento, nel caso di una errata valutazione dell’ora di inizio del fuoco nemico, ma i dati ricavati successivamente dall’interrogatorio dei prigionieri e, soprattutto, dalla Relazione Ufficiale del Comando Supremo austriaco, dimostrarono che i maggiori danni al nemico furono indubbiamente arrecati dalle artiglierie della 6^ Armata, che precedettero il fuoco avversario di ben 5 ore. Le elevate perdite complessive denunciate dal nemico; la sorpresa realizzata; l’impossibilità di far affluire le riserve per le implacabili azioni di interdizione e di sbarramento; le difficoltà incontrate dalle fanterie nel lanciarsi all’attacco, a causa delle perdite subite, portarono a concludere che l’offensiva nemica fu effettivamente infranta in partenza e ciò è da attribuirsi all’azione di contropreparazione anticipata voluta dal Segre.

Giacomo e Roberto Segre, padre e figlio, due grandi artiglieri e soprattutto due grandi italiani che sconosciuti a tanti, molto meritarono per i servigi che fornirono alla Patria e che devono, per ciò, essere ascritti tra coloro che fecero grande l’Artiglieria italiana.

Art. Gen. Vero Fazio

( a seguire, la 5^ batteria raffigurata nella fase dei cannoneggiamenti e un dipinto del Cammarano per una immagine dei bersaglieri d’epoca in sosta sulla via Nomentana.)

th_La 5^ Batteria a Porta PIa

Michele Cammarano Roma, 19 settembre 1870