Spettacolo della fanfara dell’11º Rgt.Bers. nelle strutture per anziani e disabili

( di Lieta Zanatta, da “il Messaggero Veneto” – 05 gennaio 2016)

E’ stato un tour, quello della fanfara dell’11º Reggimento Bersaglieri di Orcenico Sup. nel Pordenonese, che ha soprattutto arricchito gli animi degli stessi soldati, che raccontano i momenti salienti degli spettacoli. «Non ci siamo limitati a cantare e suonare – racconta il Lgt. Mar.Antonio Miele, capofanfara –, ma abbiamo coinvolto nello spettacolo gli stessi ospiti che ne diventano protagonisti».Momenti di attesa e di allegria che sono già ricordi da rivivere il prossimo anno. Restano tra i pensieri che scaldano il cuore antico degli anziani e quello puro dei bambini diversamente abili, che hanno gioito con i fanti piumati.

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Infatti, nell’istituto di San Vito al Tagliamento, alla richiesta di chi volesse cantare accompagnato dalla fanfara ha subito aderito entusiasta uno degli ospiti. «Non si è fatto pregare – continua il maresciallo – e ha intonato “Un amore così grande” e “Volare” con grinta, determinazione e presenza da proscenio, mentre tutti gli altri dal posto battevano le mani e partecipavano contenti». D’altronde, l’allegria che portano i fiati di una fanfara è come poche.

«Alla Nostra famiglia ho chiesto ai bambini chi volesse fare una corsa da bersagliere con noi. Ha subito gridato “Io” un bimbo in carrozzella, che abbiamo spinto davanti a tutti noi di corsa. Si è divertito tanto». In effetti, basta così poco per far vivere attimi di spensieratezza se non di felicità.

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«E’ una iniziativa favorita dal nostro comando che, negli anni, sta diventando una tradizione – spiega Miele –. Alla casa di riposo Umberto I di Pordenone c’è un ragazzo ammalato di Sla cui abbiamo regalato il cappello da bersagliere. Ebbene, ogni volta lui ci aspetta in carrozzina sulla porta, indossando le sue piume con orgoglio».

Gli anziani, specialmente le donne, alla fine di ogni concerto vogliono indossare il cappello piumato e fare anche una foto con i militari. Fioccano i regalini per gli orchestrali. «Sono omaggi come vetrofanie, piccoli presepi, di vetro e di carta o lavoretti che fanno loro». Ma la cosa che più fa piacere «è poi il riscontro che ci fanno avere le assistenti che si curano di queste persone. Dicono che tutti si sono divertiti tanto, anche gli ammalati più gravi, e ciò non può che far bene». Il ricordo più bello di quest’anno? «Tanti, ma soprattutto una vecchina poetica che ci ha ringraziati menzionando “lo svolazzo azzurrino delle vostre piume”».

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