(di Elio Ricciardi)

La necessità della presenza dei simpatizzanti nelle Associazioni d’Arma è sempre più oggetto di discussione da quando è stato sospeso il servizio di leva.  Ritengo che tale presenza non vada considerata solo come una necessità per la sopravvivenza, ma anche in relazione alla funzione più importante che tali Associazioni svolgono nella società, quella di tramandare e sviluppare il patriottismo, le tradizioni e gli altri valori che sono la base della formazione di buoni soldati e di buoni cittadini.  I simpatizzanti che si iscrivono nelle  Associazioni d’Arma condividendone i valori morali possono essere senz’altro utilissimi.  E’ un discorso che vale in particolare per la nostra Associazione.  I Bersaglieri costituiscono infatti, sin dal Risorgimento, un simbolo dell’Italia e della sua identità.  Sono quindi senz’altro convinto della necessità di valorizzare la partecipazione dei simpatizzanti.  Ritengo però necessario disciplinare la loro presenza, escludendoli da taluni incarichi dirigenziali per due motivi.  Il primo è per evidenziare che il Bersagliere è e deve essere un Soldato.   Il secondo è perché chi non è stato bersagliere o addirittura non è stato militare può facilmente fraintendere il bersaglierismo.   I Bersaglieri hanno sempre dato tanto, spesso più di quanto si sarebbe potuto pretendere da loro, perché coinvolti, capi e gregari, dallo stesso entusiasmo e dagli stessi valori morali.  Non a caso il nostro cappello non ha gradi.  Ne deriva un cameratismo, ascendente e discendente, che assicura il migliore funzionamento di un’ organizzazione.  Il fraintendere questo spirito risulta però dannoso specie in un sodalizio basato sul volontariato.

Venendo al titolo che ho dato a questo intervento, ci tengo a sottolineare che i primi sodalizi bersagliereschi furono costituiti da simpatizzanti.  Nacquero in Dalmazia per resistere alla snazionalizzazione.  L’Impero austriaco infatti, dopo il 1848 e ancora di più dopo il 1866, si era resa conto della pericolosità rappresentata per lui dal nostro Risorgimento e conseguentemente perseguitò l’elemento italiano.   Gli Italiani, per tutelarsi, si riunirono in sodalizi culturali e sportivi con finalità essenzialmente patriottiche.  In Dalmazia, dove più forte era l’opera di snazionalizzazione, particolarmente importanti furono le Società dei Bersaglieri.  Il loro scopo ufficiale era il tiro al bersaglio, simile quindi a quello degli Shutzen tirolesi.  La prima Società nacque a Zara nel 1871, ben prima quindi del primo sodalizio bersaglieresco nel Regno d’Italia, nato a Torino nel 1886. La seguirono  le Società di Spalato, Borgo Erizzo di Zara, Salona e Neresi nell’isola di Brazza.  Erano composte da Italiani che, essendo sudditi austro-ungarici non potevano avere militato nel nostro Esercito ed erano quindi dei simpatizzanti che si rifacevano ai Bersaglieri, simbolo dell’Italia.  L’Austria, che pure chiudeva arbitrariamente le scuole italiane, tollerò questi “Bersaglieri”, non potendo non tenere conto della Triplice Alleanza che la legava all’Italia oltre che alla Germania.  Tollerava anche che i “Bersaglieri” indossassero uniformi simili a quelle del nostro Corpo, con il nostro cappello piumato, e che le loro fanfare usassero gli stessi strumenti e suonassero gli stessi motivi di quelle dei nostri reggimenti.

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Nel 1911 però un’ordinanza di polizia stabilì che il piumetto dovesse essere portato a sinistra (come nella foto).  I “Bersaglieri” di Zara ebbero un ruolo importantissimo nella vita cittadina.   Erano riusciti, fra l’altro, a costruirsi una bella palazzina, la “Casa dei Bersaglieri”, dove ospitavano altri sodalizi patriottici.  Vi si svolgevano attività che andavano da quelle sportive, alle feste da ballo, alle conferenze.  Al principio del secolo scorso avevano costituito anche un proprio gruppo femminile.

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Nel 1880 si era già affermata a Spalato la Società dei Bersaglieri locali.  In una fotografia del 1912 ne vediamo circa 140 in divisa sociale.  Nel 1896 nacque la Società di Borgo Erizzo, sobborgo di origine albanese di Zara con circa 3000 abitanti.  Anch’essa ospitava nella propria sede altri sodalizi patriottici e contava 120 soci.  Tutte le predette Società avevano una propria fanfara.  Di quella di Zara faceva parte mio nonno Antonio Dworzak. Morirà per l’Italia nel 1948 nel famigerato penitenziario politico jugoslavo di Stara Gradisca, dove erano anche 120 sacerdoti cattolici.  Poche sono le notizie delle Società di Salona e di Neresi.  Nel 1912 la Società di Zara, nel quarantennale della sua nascita, realizzò un raduno su base regionale.  Vi parteciparono, con altre associazioni, i Bersaglieri di Zara, di Spalato e di Borgo Erizzo con le proprie fanfare: qualcosa di simile ai nostri raduni regionali.  Direi il primo.  Il patriottismo italiano delle Società dei Bersaglieri è ben descritto da un rapporto del 1917 della polizia austro-ungarica, che teneva tutto sotto stretta osservazione. Francesco Rismondo faceva parte dello stesso associazionismo patriottico quale Presidente del Club ciclistico veloce di Spalato. Nel maggio del 1915 passò la frontiera e si arruolò nell’VIII btg. ciclisti. Fra le cinque MOVM giustiziate dall’Austria, era il Bersagliere e precedette nel sacrificio Damiano Chiesa, Cesare Battisti, Fabio Filzi e Nazario Sauro. Esiste peraltro una testimonianza, che ne accrescerebbe i meriti, secondo la quale, anziché essere stato giustiziato, sarebbe caduto mentre guidava una rivolta di prigionieri. Nel mio libro “I Bersaglieri in Dalmazia e il battaglione bersaglieri Zara”, disponibile attualmente  nella sua seconda edizione, inserita nel volume “Studi storico militari 2004” dell’Uf. Storico dello SME (reperibile anche presso l’Uff. Pubblicazioni Militari, tel.06-809925065), ho trattato quanto sopra con maggiori notizie.  Le attività dei “Bersaglieri”che avevo trovato fino allora si riferivano essenzialmente al principio del 20° secolo.   Ho però ricevuto ultimamente un articolo di una rivista inglese che narra la visita a Zara di una squadra navale britannica con diversi membri della famiglia reale d’Inghilterra.  All’arrivo, una banda aveva salutato dal molo con l’inno nazionale britannico durante una colazione con le autorità austro-ungariche a bordo della nave ammiraglia.  Dopo di questo la fanfara dei “Bersaglieri”, a bordo del piroscafo Sebenico, ripetè l’inno nazionale inglese seguito da canzoni napoletane ed altri motivi.  Particolare entusiasmo sollevò “Funiculì funiculà”, per la quale i marinai richiesero ripetutamente il bis.  La fanfara aveva così portato il saluto della città italiana.  Nel Regno d’Italia era nato da appena un anno il primo nucleo di Bersaglieri, con finalità essenzialmente di mutuo soccorso, mentre a Zara una fanfara svolgeva una di quelle manifestazioni patriottiche che costituiscono l’attività fondamentale delle nostre fanfare.  Ultimamente ho ricevuto anche la raccolta di tutti gli articoli dei giornali di Zara dal 1861 al 1920 che parlano di Borgo Erizzo, borgata di origini albanesi nella quale circa un terzo degli abitanti si riconosceva nel partito croato.  La maggior parte degli articoli dei giornali italiani parla della locale Società dei Bersaglieri, che aveva una funzione centrale nella vita della maggioranza della popolazione.

La nostra Associazione si forma, come la generalità delle Associazioni d’Arma, riunendo dopo la 1^guerra mondiale precedenti nuclei locali.  Questi avevano avuto finalità essenzialmente di mutuo soccorso, maggiormente necessarie per la mancanza di un’adeguata previdenza sociale.  Il prevalere delle finalità essenzialmente patriottiche, che caratterizzano attualmente le Associazioni d’Arma, iniziano dopo la predetta guerra.   I “Bersaglieri” dalmati sarebbero quindi i precursori, in questo genere di attività, non solo della nostra Associazione, ma anche delle altre.  Ritengo che in un’auspicabile nuova storia dell’ANB e dei suoi precedenti questo primato andrebbe valorizzato.   

Ma fra i precedenti ve ne sarebbe anche un altro da ricordare e possibilmente da approfondire.     Nel 1919 la Società di tiro a segno Nazionale costituì alcune formazioni volontarie premilitari, tra le quali alcuni battaglioni premilitari bersaglieri.  A questi battaglioni accedevano volontariamente quei giovani che aspiravano ad essere inquadrati alla leva nei Bersaglieri e che possedevano le necessarie qualità fisiche e morali.  La divisa comprendeva il fez rosso con fiocco azzurro, la camicia grigio-verde con fiamme cremisi, i calzoni con mollettiere (fasce) pure grigio-verdi.  Al 12°battaglione premilitare di Napoli apparteneva come caporale “Bersagliere” Giacomo Schirò, nato nel 1901 a Piana dei Greci (attualmente “degli Albanesi) in provincia di Palermo.  Il 25 luglio 1920, mentre passeggiava per il suo paese natale, venne aggredito ed ucciso, in spregio alla sua uniforme, da una turba di sovversivi.  Per il comportamento tenuto venne decorato di MOVM alla memoria. Nel mio libro sui Bersaglieri in Dalmazia ho scritto quanto sopra insieme con la motivazione della Medaglia d’Oro, facilmente reperibile.  Avevo trovato le notizie diversi decenni fa su un numero di Fiamma Cremisi molto precedente. Qualcosa di più su Giacomo Schirò è scritto nel libro “I Bersaglieri”, di Manlio Garofalo, Pio Langella e Antonio Miele, pubblicato nel 1997 dall’ANB del F.V.G.. Penso che sarebbe bene cercare qualcosa sui predetti battaglioni premilitari.  Ritengo che sia l’unico caso in cui la massima ricompensa al Valor Militare sia stata conferita ad un appartenente ad un sodalizio bersaglieresco o a un’Associazione d’Arma, come tale.  Anche questo ritengo sia un primato dell’associazionismo bersaglieresco.

( Bers. Gen. Elio Ricciardi)