VIAGGIO NEL TEMPO:  M. Pecinka – 1916

                           ( di C. Tomassini)

All’alba del 7  febbraio 2009 sul Carso la Bora spirava gelida alla velocità di circa 150 Km/h. th_th_Ricer.stor.dEro partita da Roma per un sopralluogo  sulle posizioni conquistate e mantenute quasi 100 anni prima dai bersaglieri della I Brigata (reggimenti 6° e 12°) sulle quote del Monte Pecinka,  pochi chilometri a sud-est di Gorizia, oggi in territorio sloveno. Avevo infatti da poco visionato tutti i documenti originali relativi alle azioni svolte in quei luoghi dalla suddetta brigata nel corso dell’ottava e nona battaglia dell’Isonzo: diari di reggimento, diari di brigata, carteggi fra reggimenti e divisioni, fonogrammi, ordini scritti e recapitati a mano fra le trincee.

Nei pochissimi giorni a cavallo fra ottobre e novembre 1916 la I Brigata Bersaglieri aveva perso più di 2000 gregari e circa 80 ufficiali!

E per avanzare di un chilometro! Un chilometro in meno che separava i bersaglieri da Trieste.

Per quanto le descrizioni conservate nei documenti fossero minuziose, pensai che passare la notte sul luogo esatto che sul far dell’alba vide l’impetuosa avanzata dei bersaglieri avrebbe trasformato quelle pagine ingiallite in una scena in movimento, in un’ eco di grida di coraggio, di dolore, di vittoria, in un sentimento di partecipazione a fatti d’arme raccontati su fogli dimenticati.

Ecco lo scenario che mi si presentò all’aurora.

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L’aurora viene prima dell’alba. Gli antichi greci la chiamavano “l’aurora dalle dita di rosa”, perché i raggi del sole, non ancora sopra la linea dell’orizzonte,  si rifrangono sul cielo ancora buio come lunghe dita che in realtà non sono proprio rosa, ma… cremisi!

Il freddo era intenso, l’aria pungente, la bora implacabile.  Da quell’altura di poche th_16-10-16centinaia di metri si potevano chiaramente interpretare le azioni descritte nei documenti: le direttrici di attacco del 6° e del 12°, le trincee di partenza; si comprendeva come fosse impossibile  giungere senza gravi perdite alla quota assegnata, sotto un incessante fuoco di  fucileria e mitragliatrici  austriache.

La I Brigata, comandata dal Gen. Montanari, dipendeva dalla 45^  divisione e aveva preso parte qualche giorno prima (12 ottobre) a un’azione molto cruenta in un settore situato poco più a nord (settore “Veliki Hrib”), azione che aveva decimato le fila dei fanti piumati; ora aveva il compito di prendere le due quote del sottosettore “Monte Pecinka-Pecina” da ovest, mentre da sud concorrevano all’azione  reparti della contigua 4^ divisione. Erano il 1° e il 2 novembre del 1916.

Come purtroppo avveniva spesso nel corso della Grande Guerra, già nelle trincee di partenza si cominciavano ad avere perdite ingenti, a causa sia dei tiri tristemente troppo corti del fuoco amico , sia dei tiri di distruzione e poi di sbarramento dell’artiglieria nemica.

Alle prime luci dell’alba i bersaglieri scavalcano le trincee di partenza. Insieme ad essi sono i comandanti di Reggimento (Col Coralli per il 6° e Col Ceccherini per il 12°) e il comandante di brigata in persona, Gen Montanari.

Durante la Grande Guerra infatti accadeva talvolta che gli ufficiali superiori o addirittura generali andassero all’assalto con le truppe. Ma solo fra le fila dei fanti piumati e dei sassarini della Brigata Sassari questo si verificava  regolarmente, e con il fucile imbracciato !!!…

Rivedo la scena, seduta su un masso proprio all’imbocco della caverna austriaca che si th_Immagine 2apre sulla sommità di quota “Pecina-308”.  In quella caverna gli austriaci avevano posizionato uno dei più potenti riflettori del Carso. Poteva illuminare a giorno i movimenti degli italiani(nella foto a fianco, la scala per il carrello ed il riflettore ricostruito oggi)

Immediatamente, quelle che erano state pagine lette con un po’ di difficoltà, a causa della grafia antica, comodamente seduta in una sala dell’ufficio storico SME, nella gelida mattina del 7 febbraio 2009 divennero per me, in quello scenario naturale, uomini in carne ed ossa che, con immane sacrificio e straordinario valore, combatterono e versarono il loro sangue fra quelle stesse pietre sulle quali avevo atteso l’alba “insieme a loro”, in un incredibile viaggio nel tempo fatto con il cuore.

Ma, lasciamo parlare il generale Montanari. Le sue parole dicono tutto.

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MAVM Maggior Generale Umberto MONTANARI Comandante della I Brigata Bersaglieri:

“Comandante di brigata, durante un violento bombardamento delle posizioni tolte il giorno innanzi dai suoi soldati al nemico, si portava in prima linea in mezzo alle sue truppe e, con l’esempio, infondeva ad esse suprema tenacia, così da mantenerle sulle posizioni stesse, nonostante le gravi perdite. Ferito, non abbandonava il posto e continuava a tenere il comando anche nei giorni successivi” – Pecinka, quota 308, 1-2 novembre 1916

MAVM Col. Felice CORALLI  (nella foto) Comandante del 6°rgt bersaglieri:

“Con valore, preparò e condusse il suo reggimento all’attacco e alla conquista di th_felice coralliun’importante posizione nemica, che riuscì altresì a mantenere saldamente, nonostante fosse soggetta ad intenso e prolungato bombardamento nemico, durante il quale rimaneva ferito. Distintosi anche nell’azione del 12 ottobre 1916” – Pecinka, 1°- 3 novembre 1916

MAVM Col. Santi CECCHERINI Comandante del 12° rgt bersaglieri:

“Con valore, preparò e condusse il suo reggimento all’attacco e alla conquista di un’importante posizione nemica, che saldamente mantenne, nonostante un intenso e prolungato bombardamento nemico. Costante esempio di ardimento, erasi distinto anche nell’azione del 12 ottobre 1916” Pecinka, 1°- 3 novembre 1916

(d.ssa C. Tomassini – Ricerc. storica)